Test per intolleranze alimentari: quale preferire?

Esistono diversi test per intolleranze alimentari. Nella medicina convenzionale, i test attualmente riconosciuti sono rivolti a un solo alimento (es. lattosio o glutine); ciò è garanzia di serietà. In campo non convenzionale, si pretenderebbe con un’unica tipologia di test di scoprire tutte le intolleranze alimentari possibili.

 

Test per intolleranze alimentari

Quando si parla di “test per intolleranze alimentari” (al plurale e in forma generica) si vuole indicare un test che vada bene per tante intolleranze. Limitandoci a questa definizione, è quindi importante distinguere fra:

  • test per intolleranze alimentari non convenzionali;
  • test per intolleranze alimentari validabili convenzionalmente.

 

I primi (che chiameremo test non scientifici) non hanno basi scientifiche. Essi, infatti, non spiegano scientificamente i motivi dell’intolleranza alimentare. Per esempio, dire che l’intolleranza è prodotta da tossine che si accumulano nell’organismo, è una spiegazione di validità nulla, se non si spiega il meccanismo d’accumulo, di quali tossine si tratta, se non le si rilevano realmente ecc..

 

Questi test per le intolleranze alimentari si basano su concetti generici molto discutibili, che tendono a dare di un fenomeno una determinata spiegazione (l’intolleranza) fra le tante possibili.

 

I secondi, invece, sono a tutti gli effetti test scientifici.


test per intolleranze alimentari

 

Quali sono i test per individuare l’intolleranza al lattosio?

I test invece, più affidabili, per valutare l’intolleranza al lattosio sono principalmente due: il breath test e il test genetico.

 

L’H– Breath test al lattosio (detto anche test del respiro) misura, attraverso una speciale apparecchiatura, la quantità di idrogeno presente nel respiro del paziente.

In particolare il test misura la quantità di gas (idrogeno) che una persona espira prima e dopo la somministrazione di lattosio. Infatti, i gas prodotti nell’intestino, dalla fermentazione del lattosio ingerito, vengono in parte espirati dai polmoni.

 

Il test presenta alcuni limiti diagnostici e pratici: i tempi di esecuzione sono un po’ lunghi. Dopo un digiuno di almeno 8 ore, il paziente deve bere una soluzione di lattosio (20-50 g), sciolto in acqua, per poi soffiare in un palloncino, ogni 30 minuti per 6-7 volte. Questa complessità di esecuzione fa sì che solo pochi bambini riescano a portare a termine questo esame.

 

Il breath test può inoltre dare origine a falsi negativi, dovuti a cambiamenti e alterazioni della flora intestinale, che incidono sulla produzione di idrogeno.

Il test valuta la presenza di un’intolleranza al lattosio, ma non ne individua la causa. Dà infatti risultato positivo, sia nel caso di un’intolleranza genetica (che è per sempre), sia nel caso di un’intolleranza transitoria (che è risolvibile).

 

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Il test genetico

Il test del DNA valuta la presenza, nel frammento di DNA che regola la sintesi dell’enzima lattasi, di una variante che determina un decremento della sua produzione e il conseguente deficit di lattasi.

I classici test di riferimento, come il breath test, indicano solo se, al momento dell’esame, il paziente ha difficoltà di digerire il lattosio, ma non danno indicazioni sulla natura dell’intolleranza.

 

Questo test genetico, invece, offre un duplice vantaggio: fornisce una risposta definitiva riguardo la tolleranza/intolleranza individuale. E deve essere eseguito una sola volta nella vita, con un prelievo di sangue periferico o con un prelievo di saliva, tramite un tampone buccale, metodo ancora meno invasivo del precedente.

 

Il test genetico richiede semplicemente un digiuno precedente all’analisi di almeno un’ora, e il prelievo di saliva dura solo un minuto. Mentre per l’esecuzione del breath test il paziente deve rimanere presso l’ambulatorio per circa 4 ore.

 

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E’ bene ricordare che, laddove si verifichi la presenza della variante associata al deficit di lattasi, non è possibile prevedere il grado di intolleranza: a parità di lattosio ingerito due individui manifestano sintomatologie di tipo ed entità diverse.

 

Il test è molto utile anche a chi è già stata diagnosticata un’intolleranza al lattosio con il breath test.  In questi casi, infatti, un test genetico negativo esclude una causa genetica, portando così a pensare che l’intolleranza sia solo di carattere transitorio. Per cui, dopo un’indagine più approfondita sulle cause (infiammazioni e patologie intestinali) e dopo averle risolte, si potrà tornare a consumare alimenti contenenti lattosio.

 

Attraverso questo test, è quindi possibile differenziare bene i pazienti tra quelli con deficit di forma primaria, genetica e permanente, e quelli di forma secondaria transitoria.

Il test genetico con prelievo salivare è molto semplice, di facile utilizzo e non è invasivo.  Non c’è la necessità di recarsi presso alcun centro specializzato. Non richiede la presenza di personale specializzato. E può essere eseguito in pochi minuti restando comodamente a casa.

 

Come si svolge il test genetico?

Il test consiste nel prelievo di un campione di saliva attraverso l’utilizzo di un tampone buccale. Dopo l’invio del campione, nell’arco di circa due settimane, si riceverà il report genetico redatto da un esperto team di genetisti.

Il risultato del test resta valido per tutta la vita, in quanto l’informazione genetica non cambia nel tempo.

 

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