Il senso di sazietà

Da cosa dipende il senso di sazietà?

Il senso di sazietà è una risposta neurologica controllata da specifiche regioni del cervello. Dipende da alcuni ormoni, leptina e grelina. Il sottile equilibrio tra i diversi ormoni che regolano questa sensazione è determinato da fattori genetici. La variabilità genetica fa si che ognuno di noi sia più o meno predisposto a mangiare di più e a preferire cibi grassi.

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Il senso di sazietà e il gene FTO

Il gene FTO (Fat Mass And Obesity-Associated Gene) codifica per una proteina coinvolta nella regolazione della senso di fame. Questa proteina è presente soprattutto nel tessuto adiposo, nel pancreas e nell’ipotalamo, quest’ultimo responsabile del controllo della fame e del senso di sazietà. Studi dimostrano come le varianti non ottimali del gene FTO quindi, siano associate ad avvertire maggiormente la fame; viceversa, varianti ottimali predispongono a sentirsi sazi senza mangiare spesso o in modo eccessivo.(Wardle et al. 2008)

 

Il senso di sazietà

 

Senso di sazietà e chili di troppo

Nonostante non debba assolutamente essere vissuto come un pretesto per giustificare le abbuffate, abbiamo appena visto che ci sono componenti genetiche che influiscono sulla tendenza a magiare troppo.

Il gene FTO è inoltre coinvolto nella termogenesi, cioè la capacità dell’organismo di bruciare le calorie. Una variante non ottimale di questo gene predispone ad una termogenesi meno efficiente e quindi ad una maggior tendenza al sovrappeso, come evidenziato da diversi studi scientifici (Peng et al. 2011).

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Senso di sazietà: che fare se si ha una variante non ottimale del gene FTO

Se l’analisi genetica ha evidenziato una variante non ottimale del gene FTO, che si può fare?

Il primo consiglio, valido per tutti, è molto semplice: masticare lentamente, senza fretta. In questo modo si apprezzano di più le caratteristiche organolettiche dei cibi, si facilita la digestione,  e si evitano le abbuffate. Affinché al cervello arrivino i primi segnali di sazietà infatti, devono passare all’incirca 20 minuti dal momento in cui si inizia a mangiare. Masticare lentamente può quindi aiutare a tenere a freno inutili eccessi alimentari.

 

senso di sazietà pasta

 

La dieta giusta per chi ha una variante non ottimale del gene FTO

Scoprire la propria genetica permette di scegliere in modo molto più consapevole gli alimenti corretti per il proprio organismo.

Chi evidenzia una variante non ottimale del gene FTO può scegliere degli abbinamenti di cibo nell’ambito di un piano alimentare personalizzato alla genetica:

  • preferire alimenti ricchi di fibre, come pane e pasta integrale, e proteine di origine vegetale: aiutano a contrastare il senso di fame;
  • consumare delle verdure crude miste come antipasto, per smorzare l’appetito e contenere la quantità di cibo ingerito durante il pasto.
  • Per favore il senso di sazietà senza mangiare troppo, scegliere a cena delle zuppe o delle vellutate.

 

I vantaggi della dieta personalizzata alla genetica

Una dieta standard fornisce indicazioni alimentari generiche. Può far perdere del peso o diminuire il gonfiore ma non considerando le esigenze dell’organismo si ritorna rapidamente al punto di partenza, aumentando la frustrazione.

Una dieta personalizzata sulle esigenze della persona invece, considera:

  • Le abitudini: una dieta che risulta incompatibile con lo stile di vita è già fallimentare in partenza.
  • Le preferenze alimentari: gratificare il palato con gusti graditi è uno sprone importante per il successo.
  • Lo stato di salute: per considerare eventuali intolleranze o patologie, anche lievi.
  • La genetica: perché scoprendo le tendenze del proprio organismo si agisce in maniera più corretta ed efficace.

 

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