PPAR gamma-2: il gene della ridistribuzione del grasso

Origine

fegato
muscolo
tessuto adiposo (grasso)

Azione

determina una ridistribuzione del grasso corporeo;
promuove l’immagazzinamento degli acidi grassi;
blocca l’espressione dei geni che inducono la lipolisi (la suddivisione dei grassi nelle molecole che li compongono);
favorisce la ridistribuzione dei lipidi corporei, riducendo gli acidi grassi liberi e i trigliceridi nel sangue, nel fegato e nel muscolo;
promuove l’espressione di alcuni geni implicati nella regolazione della sensibilità all’insulina

Dove

fegato
muscolo
tessuto adiposo (grasso)

Descrizione scientifica

PPAR gamma-2 (peroxisome proliferator-activated receptor gamma 2) appartiene alla famiglia dei recettori nucleari per gli ormoni che regolano l’espressione di molti geni coinvolti nel metabolismo lipidi e degli zuccheri. E’ particolarmente espresso nel tessuto adiposo, nel fegato e nella muscolatura scheletrica.

Negli adipociti, il PPAR gamma-2 promuove l’immagazzinamento degli acidi grassi e inibisce la lipolisi (la degradazione dei grassi). La sua azione determina una ridistribuzione dei lipidi corporei, aumentando i trigliceridi nel tessuto adiposo, riducendoli nel circolo, nel fegato e nel muscolo.

PPAR gamma-2 promuove l’espressione di alcuni geni implicati nella regolazione della sensibilità all’insulina. Numerosi studi hanno evidenziato l’esistenza di una variante del gene PPAR gamma-2 (la variante ottimale) che predispone a minore accumulo di massa grassa con migliore sensibilità all’insulina. Questa variante è associata a una diminuzione dell’indice di massa corporea (BMI), a un aumento dei livelli di colesterolo HDL, alla riduzione dei livelli d’insulina e di glicemia, e, di conseguenza, a un diminuito rischio di diabete di tipo II.

Soggetti che presentano la variante ottimale, se sottoposti ad un’attività fisica di tipo regolare, hanno mostrato una maggior riduzione nei livelli di glucosio nel sangue rispetto ai soggetti che non presentano questa variante.

Forma ottimale

  • predispone a minori livelli di accumulo di massa grassa
  • predispone ad una migliore sensibilità all’insulina
  • predispone ad una diminuzione dell’indice di massa corporea (BMI)
  • predispone ad un aumento dei livelli di colesterolo HDL
  • predispone alla riduzione dei livelli d’insulina e di glicemia, e, di conseguenza, a un diminuito rischio di diabete di tipo II

Forma non ottimale

  • predispone ad un aumento del BMI
  • riduce la sensibilità all’insulina
  • riduce i livelli di HDL
  • aumenta i livelli di insulina e glicemia
  • aumenta il rischio di diabete di tipo 2

Quanto sopra non significa che chi ha una variante genetica non ottimale sia destinato al sovrappeso o a malattie legate ad esso: con un’alimentazione corretta che ne tiene conto, è possibile controbilanciare questa tendenza, con un miglioramento globale della salute.

 

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